IL SEGRETO DEL PANE E POMODORO

Aggiornato il: 26 lug 2019

Da piccolo restavo incantato quando mia madre d'estate mi preparava il pane e pomodoro. Lo faceva assumendo un atteggiamento nei miei confronti confidenziale, come se stessi assistendo ad un segreto tutto nostro, mio e suo, complici di qualcosa da non raccontare a nessuno. Pensavo perché il pane e pomodoro fosse roba da grandi e non cose da merenda per bambini, tipo pane e Nutella, biscotti, ciambelle, cose del genere. La mia era una merenda salata. Eravamo negli anni Ottanta, la televisione commerciale mandava pubblicità che duravano alcuni minuti e le più belle per me allora bambino erano quelle delle merendine. Mia madre però era legata alle vecchie tradizioni e le merendine confezionate, che costavano anche molto per le nostre disponibilità, non gli piacevano. In più lavorava e non aveva mai tempo per preparare biscotti o torte, perciò il pane e pomodoro era una soluzione ottima per tutti i motivi di questo mondo. "Anche a me tua nonna preparava il pane e pomodoro, che aveva un sapore unico", mi diceva lei mentre sfregava il pane "cafone" raffermo di qualche giorno con un San Marzano color rosso intenso. Che poi condiva con l'olio extravergine di Grumo Appula, il paese in provincia di Bari degli zii di papà che avevano mandorli e olivi e che ogni anno a Pasqua andavamo a far visita, portandoci indietro ad Avellino damigiane colme d'olio profumato. Per me il Pane e pomodoro racchiudeva l'essenza dell'estate. Mamma mi chiamava a gran voce dal balcone per farmi rientrare a casa a fare la merenda. Io lasciavo in fretta i miei giochi di strada, gettavo un'occhio alle rondini che volteggiavano schiamazzanti nel cielo color azzurro pastello, come a voler dir loro "aspettatemi", salivo le scale a due a due e andavo a gustare il mio segreto quotidiano, il Pane e pomodoro. Con gli anni, molti anni, ho scoperto che quel mio segreto è appartenuto a molti altri bambini, non solo a me. Anche a gente illustre piaceva, come lo scrittore spagnolo Manùel Vazquez Montalbàn che amava il pane e pomodoro. “È indispensabile che tutti gli esseri e tutti i popoli saggi della terra capiscano che pane e pomodoro è un paesaggio fondamentale dell’alimentazione umana. - Egli scrive - piatto peccaminoso per eccellenza perché comprende e semplifica il peccato rendendolo accessibile a chiunque. Piatto peccaminoso in quanto può significare un’alternativa a tutto ciò che è trascendente, a tutto ciò che è pericolosamente trascendente, se diventa cultura della negazione. Non fate la guerra ma pane e pomodoro. Non votate per la destra ma mangiate pane e pomodoro. No alla NATO e sì al pane e pomodoro. Ovunque e sempre. Pane. Pomodoro. Olio. Sale. E dopo l’amore, pane e pomodoro e un po’ di salame”. Non ci sarebbe nient’altro da aggiungere perché queste poche righe dello scritto spagnolo sono esaustive. Una sola curiosità. Rispetto ad altri piatti poveri poi divenute merende “classiche” mediterranee, Pane e pomodoro non è quella più antica, ma è divenuta di prepotenza quella più diffusa e amata, ancora oggi. Ecco come faccio io: Prendo il pane, quello del giorno prima. Poi un pomodoro maturo che taglio a a metà e sfregio sul pane dove lascia i semi, l’acquetta e la polpa strappata alla pelle dalla ruvidità del pane. Distribuisco un pizzico di sale umido. È infine un filo d’olio extravergine che faccio spargere bene assorbire dal pane. Fabrizio Camastra

Fabrizio Camastra